Lady Florence Trevelyan e la Villa Comunale: La storia della nobildonna inglese, il giardino botanico esotico e le curiose costruzioni vittoriane affacciate sul mare.

Tra le meraviglie che rendono unica Taormina, esiste un luogo dove la natura lussureggiante e l’architettura fantastica si fondono in un abbraccio silenzioso affacciato sul Mar Jonio. La Villa Comunale, conosciuta storicamente come il parco del Duca di Cesarò, rappresenta uno dei giardini pubblici più affascinanti e scenografici d’Europa. Questa terrazza verde a picco sulla baia non è una semplice area di sosta per i visitatori in cerca di ombra, ma il lascito d’amore e di eccentricità di una donna straordinaria che nell’Ottocento scelse Taormina come sua dimora d’elezione: la nobildonna inglese Lady Florence Trevelyan.

Passeggiare oggi lungo i viali ombreggiati della villa significa compiere un salto indietro nel tempo, immergendosi in un’atmosfera dal fascino spiccatamente aristocratico e cosmopolita. Il parco si estende su più livelli terrazzati, offrendo viste spettacolari che abbracciano l’imponente mole dell’Etna, la baia di Giardini Naxos e il promontorio di Capo Taormina. La ricchezza della vegetazione, unita alla quiete che domina ogni sentiero, rende questa passeggiata una tappa irrinunciabile per chiunque desideri scoprire un lato più intimo e poetico della perla dello Jonio.

Chi era Lady Florence Trevelyan: dall’Inghilterra vittoriana alla Sicilia

La nascita di questo straordinario parco è legata a doppio filo alla vita avventurosa e anticonformista di Lady Florence Trevelyan. Nata nel 1852 da una nobile e influente famiglia britannica, cugina della regina Vittoria, Florence crebbe a stretto contatto con gli ambienti più raffinati dell’Inghilterra dell’epoca. Dopo la scomparsa dei genitori e a seguito di vicende personali mai del tutto chiarite che la portarono ad allontanarsi dalla corte reale, la giovane nobildonna decise di intraprendere un lungo viaggio attraverso l’Europa e il Mediterraneo.

Quando giunse a Taormina verso la fine degli anni Settanta dell’Ottocento, Florence rimase folgorata dalla luce, dal clima e dalla natura selvaggia del territorio siciliano. Decise di stabilirsi definitivamente nel borgo, sposando successivamente il medico e sindaco di Taormina, il professor Salvatore Cacciola. Dotata di un profondo amore per la botanica e per il mondo naturale, Lady Florence iniziò ad acquistare diversi terreni lungo il costone roccioso sottostante il centro abitato, trasformando pendii brulli e rocciosi in un giardino paradisiaco che chiamò affettuosamente Hallington Siculo.

Un giardino botanico esotico tra piante rare e profumi del Mediterraneo

La visione di Lady Florence era quella di creare un’armonia perfetta tra la flora autoctona mediterranea e le specie più rare ed esotiche scoperte durante i suoi viaggi. La nobildonna importò a proprie spese centinaia di varietà botaniche da ogni angolo del mondo, trasformando la villa in un vero e proprio orto botanico a cielo aperto. Ancora oggi, passeggiando tra i sentieri in pietra, è possibile ammirare maestose palme d’ogni specie, gigantesche araucarie, pini marittimi secolari, ficus monumentali e rigogliosi cespugli di ibischi e bouganville.

Accanto alle piante tropicali prosperano gli aromi tipici della macchia isolana, con ulivi centenari, cipressi, agrumeti e rampicanti che in primavera inondano i viali di profumo di zagara. Questo mosaico verdeggiante è stato studiato non solo per compiacere la vista, ma per creare una fitta cortina d’ombra naturale che regala una piacevole frescura anche nelle giornate estive più torride.

Le Victorian Follies: l’architettura bizzarra degli alveari in mattoni

L’elemento più distintivo e curioso della Villa Comunale di Taormina risiede nelle sue bizzarre costruzioni architettoniche, conosciute con il termine inglese di follies o popolarmente ribattezzate “alveari”. Lady Florence progettò personalmente queste torrette e padiglioni panoramici disposti su più livelli, realizzati combinando mattoni a vista, pietra lavica, legno e dettagli in stile eclettico e neogotico.

Queste strutture aeree, collegate tra loro da scalette a chiocciola, ponticelli in legno e terrazzini sospesi tra i rami degli alberi, riflettono appieno la passione di Florence per l’ornitologia e la solitudine riflessiva. La nobildonna amava salire su queste torri per dedicarsi al birdwatching, leggere, dipingere acquerelli e prendere il tè del pomeriggio godendosi una vista a trecentosessanta gradi sull’infinito del mare. La loro architettura fiabesca, perfettamente integrata con la vegetazione circostante, conferisce al parco un’impronta unica al mondo che continua a incantare grandi e piccini.

Una passeggiata di pace lontana dalla folla

Vivere la Villa Comunale durante un soggiorno a Taormina rappresenta l’antidoto perfetto alla vivace mondanità di Corso Umberto. Con i suoi cancelli situati a pochi passi da Via Roma e dal centro storico, il parco è facilmente accessibile ed è a ingresso del tutto gratuito. È il luogo ideale dove leggere un libro, ascoltare il canto degli uccelli che ancora popolano le chiome degli alberi o semplicemente fermarsi su una delle tante panchine in pietra per contemplare il silenzio e la grandiosità della costa siciliana.

La storia di Lady Florence Trevelyan, che amò così profondamente Taormina da arricchirla anche con la proprietà della vicina Isola Bella, vive intatta tra i viali e le torrette di questo giardino. Scoprire la Villa Comunale significa rendere omaggio a una pioniera del paesaggismo e dell’ambientalismo, portando a casa il ricordo di un angolo di Sicilia dove l’eleganza vittoriana e la generosità della natura mediterranea hanno dato vita a un capolavoro senza tempo.

Le origini aristocratiche: l’infanzia a Hallington Demesne

Per comprendere a fondo lo spirito libero e la visione naturalistica che hanno dato vita alla Villa Comunale, occorre riavvolgere il nastro del tempo e tornare alle origini inglesi di Florence Trevelyan. Nata nel febbraio del 1852 a Newcastle upon Tyne, Florence apparteneva a una delle più illustri e rispettate famiglie dell’aristocrazia britannica. Suo padre, Edward Spencer Trevelyan, era un uomo colto e appassionato di scienze, mentre sua madre, Catherine Ann Philips, vantava legami diretti con la corte reale. La giovane Florence crebbe nella tenuta nobiliare di Hallington Demesne, nel Northumberland, un vasto possedimento immerso nella campagna inglese dove sviluppò fin da bambina una sensibilità straordinaria per la cura dei giardini, l’osservazione degli animali e l’arte del paesaggio.

L’infanzia di Florence fu segnata però da una tragedia precoce. Quando aveva appena due anni, il padre morì tragicamente, lasciandola sola con la madre. Nonostante il lutto, Catherine si assicurò che la figlia ricevesse un’educazione impeccabile e modernissima per l’epoca vittoriana: Florence imparò diverse lingue, studiò letteratura, pittura e, soprattutto, botanica avanzata. La tenuta di famiglia divenne la sua palestra di vita, dove sperimentò le prime tecniche di giardinaggio all’inglese, caratterizzato da forme sinuose, rispetto per il dislivello del terreno e amore per la vegetazione spontanea, tutti elementi che avrebbe poi replicato magistralmente a Taormina.

Gli anni a corte e il legame con la regina Vittoria

Grazie alla nobiltà del suo lignaggio e alle parentele materne, la giovane Florence frequentò assiduamente la corte reale britannica, diventando una presenza familiare nei palazzi di Londra e nel castello di Balmoral in Scozia. Cugina della regina Vittoria, Florence visse a stretto contatto con l’alta aristocrazia dell’impero, distinguendosi per intelligenza vivace, eleganza e un temperamento indipendente che poco si addiceva alle rigide etichette dell’epoca.

Fu proprio durante questi anni di frequentazione della corte che la sua vita prese una piega inaspettata. Secondo le cronache e i pettegolezzi aristocratici dell’Ottocento, la giovane Florence attirò l’attenzione del Principe di Galles, il futuro re Edoardo VII. Il legame affettivo e la confidenza tra i due suscitarono presto l’imbarazzo e la preoccupazione della corte e della stessa regina Vittoria, la quale, desiderosa di evitare qualsiasi scandalo che potesse offuscare l’immagine della monarchia, decise di allontanare con discrezione la nobildonna dall’Inghilterra.

L’esilio dorato: il Grand Tour attraverso l’Europa e l’Oriente

Con un cospicuo vitalizio garantito dalla Corona britannica e una rendita personale considerevole, Florence intraprese quello che all’epoca era riservato a pochi eletti: un lungo viaggio di scoperta culturale, una vera e propria versione personale del Grand Tour. Accompagnata dalla fedele cugina Harriet Perceval, Florence lasciò le nebbie dell’Inghilterra per esplorare le meraviglie del continente europeo e del bacino mediterraneo.

Viaggiò attraverso la Francia, la Svizzera, l’Austria e la Spagna, spingendosi fino alle coste del Nord Africa e del Medio Oriente. Durante queste lunghe peregrinazioni, la nobildonna annotava nei suoi diari botanici le specie vegetali più esotiche, collezionava semi rari e osservava i diversi stili architettonici, dalle geometrie moresche agli intagli in legno delle pagode orientali. Questo bagaglio visivo e culturale cosmopolita costituì la base su cui, anni dopo, avrebbe disegnato le bizzarre costruzioni in mattoni e pietra lavica della sua tenuta siciliana.

Quando nel 1879 il suo itinerario la portò per la prima volta in Sicilia, Florence rimase folgorata dal contrasto tra la roccia scoscesa del Monte Tauro, il verde brillante della macchia mediterranea e l’immensità azzurra del mare. Ciò che doveva essere una semplice tappa di passaggio si trasformò in una folgorazione definitiva. L’Inghilterra vittoriana con le sue rigide convenzioni apparteneva ormai al passato: a Taormina, Lady Florence trovò lo spazio perfetto per esprimere la sua libertà, reinventando la propria esistenza come pioniera dell’accoglienza, della botanica e della tutela del paesaggio.

I cani aristocratici e i funerali con corteo

Tra i vicoli di Taormina circolano ancora aneddoti sull’eccentricità di Lady Florence e sul suo amore sconfinato per gli animali, in particolare per i suoi cani. La nobildonna viveva circondata da decine di esemplari di razze diverse, che considerava membri effettivi della famiglia. Li faceva nutrire con cibo di prima scelta preparato quotidianamente e permetteva loro di muoversi liberamente tra le stanze della dimora e i sentieri del parco.

La leggenda più celebre narra che, alla scomparsa di ciascuno dei suoi fedeli compagni a quattro zampe, Lady Florence organizzasse veri e propri funerali solenni. I cani venivano adagiati in piccole bare di legno intagliato e accompagnati da un corteo silenzioso fino a un piccolo cimitero privato allestito all’interno della tenuta, dove venivano poste lapidi con epitaffi commoventi scritti di suo pugno. Questo rispetto quasi sacrale per gli animali suscitava grande curiosità e meraviglia tra la popolazione locale dell’epoca.

L’amore per Isola Bella e la casetta segreta

Un’altra affascinante vicenda riguarda il legame tra Lady Florence e Isola Bella. Nel 1890, incantata dalla bellezza selvaggia di quel piccolo scoglio collegato alla terraferma da una lingua di ghiaia, la nobildonna decise di acquistarlo all’asta per una cifra modesta. Florence trasformò l’isolotto in un’estensione naturale del suo giardino botanico, piantando specie esotiche e arbusti rari capaci di resistere alla salsedine e alla brezza marina.

Sull’isola fece costruire una piccola casetta mimetizzata nella vegetazione, dove amava rifugiarsi in cerca di assoluta riservatezza per dipingere o dedicarsi alla cura delle piante. Si racconta che Florence raggiungesse l’isolotto a piedi nudi quando la marea si ritirava, regalando ai pescatori locali l’immagine insolita di una nobildonna britannica perfettamente a suo agio a contatto con la natura aspra della costa siciliana.

La tomba sul Monte Venere tra leggenda e mistero

Anche l’ultimo capitolo della vita di Lady Florence Trevelyan è avvolto da un’aura di poesia e mistero. Alla sua morte, avvenuta nel 1907, la nobildonna espresse la ferma volontà di non essere sepolta nel cimitero monumentale cittadino, bensì sulla sommità del Monte Venere, sopra il borgo di Castelmola, in un terreno di sua proprietà da cui si domina l’intero litorale e la vista dell’Etna.

La leggenda vuole che il feretro sia stato trasportato a spalla lungo gli impervi sentieri di montagna dagli abitanti del luogo, riconoscenti per le numerose opere di beneficenza e per il lavoro che la coppia Trevelyan-Cacciola aveva offerto alla comunità. Ancora oggi, chi intraprende il trekking verso la cima del monte può imbattersi nel suo mausoleo in pietra, un luogo solitario e silenzioso che sembra custodire per sempre lo spirito libero di una donna che ha cambiato per sempre il volto e la storia di Taormina.

L’architettura fantastica degli “alveari”: segreti costruttivi e stili

Le celebri costruzioni aeree che punteggiano la Villa Comunale, note come victorian follies o popolarmente chiamate “gli alveari” o “le pagode”, rappresentano uno degli esempi architettonici più originali di tutta la Sicilia. Lady Florence progettò queste strutture senza affidarsi a canoni accademici rigidi, ma lasciandosi guidare dal proprio gusto eclettico e dai ricordi dei suoi lunghi viaggi tra Oriente, Nord Africa ed Europa continentale. Il risultato è un’architettura ibrida e fiabesca, in cui elementi gotici, archi moreschi e geometrie esotiche si fondono armoniosamente con la tradizione costruttiva locale.

Per la realizzazione di queste torrette panoramiche, la nobildonna utilizzò una combinazione sapiente di materiali poveri ma altamente decorativi. La struttura portante fu edificata impiegando mattoni pieni in terracotta rossa lavorati a mano, blocchi irregolari di pietra lavica scura estratta dalle cave dell’Etna, pietra calcarea locale di colore bianco-avorio, inserti in legno di castagno e frammenti di ceramica policroma. L’alternanza cromatica tra il rosso dei mattoni, il nero della pietra vulcanica e il verde brillante dei rampicanti conferisce a ciascun padiglione una texture visiva vibrante, capace di mimetizzarsi perfettamente tra i tronchi degli alberi secolari e le rocce del costone.

Funzione, terrazze sospese e vita quotidiana nelle torri

Le follies non furono pensate come semplici elementi decorativi da ammirare da lontano, ma come veri e propri spazi abitativi a cielo aperto, concepiti su più livelli collegati da strette scalette a chiocciola in muratura, ponticelli in legno e camminamenti aerei. Ogni piano delle torrette rispondeva a una precisa esigenza della vita quotidiana e delle passioni di Lady Florence:

  • I livelli inferiori: Spazi freschi e ombreggiati, spesso ricavati sfruttando gli anfratti naturali della roccia, utilizzati come dispense per gli attrezzi da giardinaggio o come rifugi silenziosi per il riposo durante le ore più calde.

  • Le terrazze intermedie: Piccoli loggiati dotati di panche in muratura dove la nobildonna amava servire il tè pomeridiano ai suoi ospiti illustri, circondata da gabbie aperte per gli uccelli e vasi di orchidee rare.

  • I belvedere sommitali: Piattaforme scoperte affacciate a trecentosessanta gradi sul Mar Jonio e sull’Etna, progettate specificamente con ripari antivento per consentire lunghe sessioni di osservazione ornitologica, scrittura di diari botanici e pittura ad acquerello.

Le aperture ad arco ogivale e i trafori geometrici che caratterizzano le pareti delle torri furono calcolati per catturare le brezze marine ascensionali, garantendo una ventilazione naturale costante all’interno degli ambienti. Ancora oggi, salire con lo sguardo verso questi padiglioni sospesi tra le chiome dei pini e delle araucarie permette di cogliere l’essenza visionaria di Lady Florence Trevelyan: trasformare un giardino scosceso in un regno incantato, dove l’ingegno umano e la magnificenza della natura convivono in perfetto equilibrio.

L’eredità contesa e il passaggio al Comune di Taormina

Dopo la scomparsa di Lady Florence Trevelyan nel 1907, l’immensa proprietà di Hallington Siculo passò al marito, il professor Salvatore Cacciola. Alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1915, la tenuta fu ereditata dal nipote Cesare Acrosso. Consapevole dell’immenso valore naturalistico, paesaggistico e culturale di quel parco a picco sul mare, lo Stato italiano avviò un lungo procedimento di esproprio per pubblica utilità, completato nei primi anni Venti del Novecento.

Il parco venne formalmente intitolato al Duca di Cesarò e aperto al pubblico, trasformandosi nella Villa Comunale che tutti conosciamo. Questa decisione salvò il giardino dalla speculazione edilizia, garantendo che le collezioni botaniche e le celebri victorian follies rimanessero un bene accessibile a tutta la cittadinanza e ai viaggiatori internazionali.

Durante il secondo dopoguerra e i decenni del boom turistico, la Villa Comunale divenne uno dei simboli più fotografati di Taormina, un luogo dove intellettuali, artisti, registi e celebrità del jet-set internazionale amavano rifugiarsi lontano dai riflettori.

Isola Bella e la conservazione del sogno botanico

Un destino altrettanto affascinante ha riguardato l’altra grande gemma acquistata e modellata da Lady Florence: Isola Bella. Dopo essere passata di mano tra vari proprietari privati nel corso del Novecento, l’isola rischiò più volte di essere trasformata in un insediamento alberghiero privato.

La tutela del lascito botanico voluto dalla nobildonna inglese ha prevalso anche in questo caso. Negli anni Novanta, la Regione Siciliana ha acquisito l’isolotto trasformandolo in una Riserva Naturale Orientata e, successivamente, in un museo naturalistico regionale a cielo aperto. Le piante esotiche introdotte da Florence continuano a prosperare rigogliose accanto alla macchia mediterranea spontanea, custodite e protette come patrimonio di inestimabile valore biologico.

Il ricordo indelebile di Lady Florence nel cuore della città

Oggi, a oltre un secolo dalla sua scomparsa, la figura di Lady Florence Trevelyan è considerata a tutti gli effetti la madre nobile del turismo culturale e paesaggistico di Taormina. Il suo nome è inciso nella memoria collettiva della città non solo per i giardini che ha donato, ma per aver introdotto per prima una concezione moderna di salvaguardia ambientale e rispetto per il territorio.

Passeggiare oggi all’ombra dei pini secolari della Villa Comunale, osservando i bambini giocare tra le torrette in mattoni o i viaggiatori contemplare il mare dalle terrazze fiorite, significa vivere ogni giorno il compimento del sogno di Florence: regalare al mondo un’oasi di pace, dove l’arte, la natura e la memoria di una donna straordinaria continuano a vivere in perfetta armonia sotto il cielo della Sicilia.

L’amore che cambiò Taormina: l’unione tra Lady Florence Trevelyan e il sindaco Salvatore Cacciola

Il legame tra Lady Florence Trevelyan e il professor Salvatore Cacciola rappresenta una delle pagine più affascinanti, romantiche e decisive per la storia moderna di Taormina. Quando la nobildonna britannica giunse in Sicilia alla fine dell’Ottocento, portando con sé l’eredità dell’aristocrazia vittoriana e il desiderio irrefrenabile di una vita lontana dai rigidi protocolli di corte, trovò in Salvatore Cacciola non solo un compagno devoto, ma una mente brillante capace di comprendere appieno la sua indole anticonformista e di condividere la sua stessa visione progressista del mondo.

Salvatore Cacciola era una figura di spicco nel panorama culturale, scientifico e politico locale. Medico stimato per la sua profonda umanità, intellettuale illuminato e futuro sindaco della città per oltre due decenni, incarnava l’anima più nobile, colta e operosa della borghesia siciliana dell’epoca. Il loro primo incontro fu segnato da un’immediata intesa emotiva e intellettuale, nutrita da una comune passione per le scienze naturali, l’arte, il benessere della collettività e la tutela delle bellezze paesaggistiche. Nonostante le marcate differenze di provenienza geografica, lingua e lignaggio nobiliare, i due decisero di unire le loro vite celebrando il matrimonio nel 1890, dando inizio a un sodalizio che avrebbe trasformato per sempre il destino del piccolo borgo arroccato sul Monte Tauro.

La vita coniugale della coppia si stabilì nella sontuosa residenza di Palazzo Cacciola, situata nel cuore del centro storico, e nella magnifica tenuta di Hallington Siculo. La loro dimora divenne rapidamente uno dei salotti internazionali più prestigiosi del Mediterraneo, un punto di riferimento accogliente per artisti, scrittori, diplomatici, botanici e nobili viaggiatori del Grand Tour attratti dal mito della Sicilia. In questo ambiente vivace e stimolante, Florence e Salvatore si completavano a vicenda: l’autorevolezza istituzionale e la conoscenza capillare del territorio da parte del sindaco fornivano il supporto ideale alle intuizioni paesaggistiche e alla creatività visionaria della nobildonna inglese.

Insieme intrapresero una monumentale opera di acquisizione e valorizzazione del territorio circostante. Fu proprio con il sostegno e la complicità del marito che Lady Florence acquistò i terreni scoscesi e brulli lungo le pendici orientali per dare vita al grandioso giardino botanico arricchito dalle celebri costruzioni aeree in mattoni, e che nello stesso anno delle nozze si aggiudicò all’asta la proprietà di Isola Bella. Salvatore Cacciola comprese immediatamente il valore universale di quel progetto verdeggiante, incoraggiando Florence nella piantumazione di specie esotiche rare e nell’introduzione di innovativi criteri di tutela naturalistica che anticipavano di decenni i moderni concetti di salvaguardia ambientale.

L’impatto della loro unione andò ben oltre la sfera privata e la creazione di giardini monumentali. Come primo cittadino e nobildonna benefattrice, Cacciola e Trevelyan promossero numerose opere di beneficenza, sostenendo le famiglie di pescatori e contadini più bisognosi, finanziando interventi igienico-sanitari all’avanguardia per l’epoca e offrendo opportunità di lavoro a decine di artigiani e manovali locali per la costruzione delle tenute. La loro generosità conquistò il rispetto incondizionato e l’affetto profondo dell’intera cittadinanza taorminese, che vedeva nella coppia il simbolo di una nuova epoca di splendore e rinascita economica.

Questa straordinaria sinergia d’anime e di intenti durò ininterrottamente fino al 1907, anno della prematura scomparsa di Florence. Il dolore di Salvatore Cacciola fu immenso e silenzioso; rimasto fedele alla memoria dell’amata consorte, il sindaco continuò a custodire con devozione i giardini di Hallington Siculo e Isola Bella fino alla propria morte, avvenuta nel 1915. L’amore tra la gentildonna venuta dalle nebbie d’Inghilterra e l’illustre medico siciliano non ha lasciato soltanto un ricordo romantico tra le pietre antiche della città, ma ha regalato a Taormina il suo patrimonio verde più prezioso, trasformando una storia di sentimenti autentici nel fondamento stesso della sua identità turistica e culturale.

Il matrimonio del secolo a Taormina: l’unione tra Lady Florence Trevelyan e il sindaco Salvatore Cacciola

Le nozze del 1890: il giorno che unì l’Inghilterra vittoriana al cuore di Taormina

Il 13 luglio del 1890 a Taormina si celebrò un evento destinato a segnare per sempre la storia culturale e paesaggistica della cittadina. Quel giorno salirono all’altare Lady Florence Trevelyan, nobildonna britannica imparentata con la casa reale inglese, e il professor Salvatore Cacciola, illustre medico chirurgo e futuro storico sindaco del borgo. L’unione destò grande curiosità e ammirazione: da una parte una gentildonna arrivata dalle tenute del Northumberland in cerca di libertà e natura mediterranea, dall’altra una delle menti più colte e rispettate della borghesia siciliana dell’epoca.

Il matrimonio rappresentò il perfetto punto d’incontro tra due mondi apparentemente distanti. Florence, donna emancipata e appassionata di botanica, trovò in Salvatore un compagno capace di rispettare la sua indipendenza e di assecondare il suo estro visionario. Salvatore, profondamente legato alle sorti di Taormina, vide nella sposa una partner con cui condividere ideali di progresso, mecenatismo e valorizzazione del territorio. La cerimonia fu vissuta dall’intera comunità come una festa collettiva, sancendo l’accoglienza definitiva della nobildonna inglese tra le famiglie più illustri del luogo.

Dopo le nozze, la vita della coppia si concentrò nella prestigiosa dimora di Palazzo Cacciola e nella cura delle proprietà terriere acquistate lungo i costoni scoscesi del Monte Tauro. L’anno del matrimonio coincise con una svolta fondamentale: la decisione congiunta di acquisire all’asta lo scoglio di Isola Bella e di ampliare i terreni destinati a diventare la tenuta di Hallington Siculo. Da quel momento, il sodalizio coniugale divenne il motore di una straordinaria trasformazione urbana e naturalistica, fatta di giardini monumentali, specie esotiche e interventi di beneficenza a favore della popolazione locale.

L’eredità di quel giorno d’estate del 1890 vive ancora oggi nei parchi e negli scorci più amati di Taormina. Quello tra Florence e Salvatore non fu solo un matrimonio d’affetto sincero e reciproca stima, ma il patto fondativo che permise alla nobildonna di radicarsi per sempre nella terra siciliana, lasciando in dono alla collettività capolavori senza tempo come la Villa Comunale e la riserva di Isola Bella.

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